IC4BAROLINI

News… i ragazzi raccontano!

ANNO SCOLASTICO 2020/2021

Intervista immaginaria a Dante

Negli ultimi mesi si è parlato molto di Dante Alighieri per un’importante ricorrenza che cade proprio quest’anno. Noi ne abbiamo approfittato per fare un’intervista immaginaria al sommo poeta, cercando domande e risposte tra i documenti storici.

-Dante quando è nato lei?

-Io sono nato nel 1265 a Firenze.

– Dante Alighieri è il suo vero nome di battesimo?

-No, il mio nome di battesimo è Durante, ma preferisco farmi chiamare Dante.

-Ho saputo che a 9 anni lei incontrò una persona e se ne innamorò…Come si chiamava?

-Si chiamava Beatrice, la mia amata Beatrice: scrissi molte poesie anche su di lei, però per volere dei miei genitori dovetti sposare Gemma Donati e non Beatrice, come desideravo.

-Quanto tempo ha impiegato per scrivere la Divina Commedia?

-L’ho scritto durante l’esilio, tra il 1302 e il 1321.

-Per quanto tempo è stato in esilio?

-Dal 1302 al 1321 quindi per 19 anni.

-Perché lei venne esiliato?

-Venni bandito da Firenze per le mie attività politiche tra i Guelfi Bianchi quando presero il potere i Guelfi Neri. Nel 1302 venni condannato al pagamento di una multa e alla requisizione dei beni.

-Chi erano i Guelfi Bianchi e i Guelfi Neri?

-I Guelfi Bianchi e i Guelfi Neri furono le due fazioni o partiti che si contendevano il potere a Firenze. I Guelfi Bianchi, pur sostenendo il Papa, non precludevano la possibilità del ritorno dell’imperatore: infatti ritenevano che il pontefice dovesse esercitare un potere solamente di tipo ecclesiastico, ma non  entrare nella vita politica di Firenze. I Guelfi neri invece erano pienamente sostenitori del Papa come unico avente il diritto di governare su tutto, anche sulle questioni politico-economiche.

-Ritorniamo alla Divina Commedia, vuole parlarmi un po’ dell’opera?

-Certo, la Divina Commedia è un poema formato da 100 canti divisi in 3 cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Dal mio smarrimento nella selva oscura fino alla salvezza, verso il viaggio che porta al Paradiso.

– Perché ha intitolato la sua opera Commedia?

-Perché l’opera, pur iniziando tragicamente nell’Inferno, finisce felicemente in Paradiso.

– Per quale motivo decide di scrivere la Commedia?

-Scrissi la Divina Commedia proprio per liberare l’uomo dal peccato, attraverso la mia conoscenza stessa.

– Oltre alla Commedia quali sono le altre opere che lei scrisse?

-Vita nova, Convivio, De vulgari eloquentia, Monarchia, Rime, Epistole, Egloghe, il Fiore, Detto D’amore e Quaestio de aqua et terra.

– Ha avuto paura durante il suo viaggio, Sommo Poeta?

-Devo essere sincero, all’inizio avevo un po’ di paura ma alla fine mi sono rallegrato trovando il Paradiso.

-Grazie per avermi concesso questa intervista, buona giornata

-Grazie a lei.

D.E.

 

La terza A ricevuta dal Sindaco di Vicenza

Lunedì 21 giugno 2021 io e i miei compagni della classe (la 3A), alle 08:45 ci siamo incamminati per arrivare a palazzo Trissino. Insieme ai nostri insegnanti di musica (Marta Bussi), chitarra (Martina Dal Lago), pianoforte (Carlo Prampolini), clarinetto (Diego Zordan) e matematica (Calogero Antonino Pitronaci) siamo entrati nella sede del Comune, dove era presente anche la nostra Dirigente Scolastica. Per rispettare le regole anticovid abbiamo indossato la mascherina, mantenuto la distanza e misurato la temperatura. Grazie alla signora Daniela, che segue il cerimoniale, ci siamo diretti verso la Sala degli Stucchi, dove ci siamo accomodati. Lì la nostra guida ci ha fatto una rapida cronistoria della Sala e illustrato gli affreschi. Poco dopo è entrato in sala il sindaco Francesco Rucco che si è subito complimentato per le felpe musicali che indossavamo! L’incontro è stato organizzato per celebrare i risultati ottenuti nei concorsi musicali online. Queste le parole del primo cittadino: “Mi complimento con questi ragazzi che, nonostante le limitazioni e le difficoltà di questo anno scolastico particolarmente complesso, si sono impegnati nello studio della musica, ottenendo importanti risultati in concorsi di alto livello -. Dopodiché il sindaco ci ha dato un piccolo ricordo. Anche i nostri insegnanti hanno consegnato un porta-smartphone con le firme dei ragazzi e dei professori della nostra classe, con il simbolo della Barolini e del concorso internazionale vinto che forma la bandiera italiana. Di seguito, abbiamo salutato il sindaco e la nostra mattinata è proseguita visitando le sale del palazzo. Ci siamo poi recati nello studio del sindaco dove abbiamo visto la primissima bandiera italiana. Ci è stato raccontato che questa era stata formata da delle donne durante la notte al buio e per questo aveva i colori rosso e verde invertiti! Dato che non c’era tempo, questa bandiera era stata presentata proprio così! Poi ci siamo spostati nella sala della Giunta comunale, dove la nostra guida ci ha spiegato che nella sala si riuniscono ogni mercoledì il sindaco, il vicesindaco e i nove assessori che si occupano ognuno di uno o più incarichi. Dopo aver visto la sala con i nomi di tutti i sindaci di Vicenza, siamo entrati nel centro operativa. Abbiamo saputo che si possono installare dei grandi apparecchi elettronici dai quali si possono controllare tante cose, per esempio il meteo. Dunque siamo andati nella sala del consiglio comunale. Ci sono stati detti i posti di tutti all’interno, del sindaco, del presidente del consiglio e degli altri consiglieri. Noi ci siamo seduti sui posti e abbiamo ascoltato con interesse. Poi, uno ad uno, ci siamo affacciati dal balcone per vedere la piazza del centro. L’incontro è terminato verso le 10:00 e noi siamo usciti e ci siamo congedati. E’ stata un’esperienza molto bella incontrare una persona così importante. Tra l’altro non è cosa da ogni giorno visitare tutti questi posti e scoprire la loro storia!

A.T.S 3A

Progetto sul bullismo

Una mattinata particolare. Mercoledì 26 maggio siamo stati protagonisti del progetto “Web- Doc Bullismo e Cyberbullismo”. Una troupe giornalistica è venuta a farci visita a scuola e ci ha fatto delle interviste raccolte in un video diffuso in tutta Italia. Non ancora appagati da questo, al termine della giornata abbiamo pensato di intervistare a nostra volta il responsabile dell’agenzia, Pesenti, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Innanzitutto, chi siete?

“Una crew cinematografica, un set abbastanza piccolo”.

Da chi è nata questa iniziativa?

“E’ stata commissionata dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza”.

Qual è lo scopo di questo progetto?

“Parlare del bullismo e del cyberbullismo. Abbiamo scelto quattro gruppetti di alunni, poliziotti, genitori ed insegnanti intervistati su questi argomenti  per avere dei punti di vista diversi sul tema”.

Perché sono stati scelti proprio il bullismo e cyberbullismo come   argomenti per l’intervista?

 “Perché si tratta di fenomeni molto diffusi e preoccupanti e quindi è   giusto dare voce a queste persone”.

Questo progetto sta procedendo secondo le vostre aspettative?

“In realtà è il primo giorno di riprese, però mi aspettavo di trovarvi molto più chiusi essendo un argomento delicato… Invece è andata   molto bene, dato che siete una classe molto aperta e ricca sotto l’aspetto emotivo”.

Veniamo a lei. Come mai ha deciso di intraprendere questo mestiere?

“All’università sono sempre stato appassionato di cinema. Per questo motivo ho frequentato un corso ed ho capito che era quello che avrei voluto fare.  Mi piace molto questo mestiere e sono felice di averlo intrapreso”.

Bullismo e cyberbullismo esistevano anche quando lei era un ragazzino?

“Direi di sì, abbastanza. Ti posso dire che ero molto timido e per questo ero un po’ bullizzato dai miei compagni”.

Se fosse stato al nostro posto, si sarebbe fatto intervistare su questo argomento così delicato?

“Sinceramente credo di no. Avrei trovato molta difficoltà a parlarne, dato che appunto venivo un po’ preso di mira”.

E.T.

N.C. 2B

La catena del branco

Il 30 aprile, dalle ore 09.00 alle ore 10:25, io e la mia classe abbiamo assistito alla lezione-spettacolo “La catena del branco 2”, proposta da Theama Teatro per farci capire cos’è, cosa provocano e come si combattono il bullismo e il cyberbullismo. All’inizio l’organizzatore, Aristide Genovese, ci ha presentato l’argomento. Poi ci è stato detto che non sarebbe stata una vera lezione sul bullismo ma è uno spettacolo, una vicenda raccontata. Una storia violenta, molto violenta, ma per portare un contributo al ragionamento. La violenza porta sempre la distruzione e questa è una storia che colpisce l’anima! La vicenda narrata è stata trovata da un romanzo che si intitola “Niente” di Janne Teller e gli attori hanno ricreato la storia chiamandola “La catena del branco”. Vi starete chiedendo: “perché?” Il motivo è che con branco si intende un gruppo di ragazzi, e concatena  una catena di ragazzi che non può prendere decisioni da sola, deve muoversi con la catena. La storia parla di un ragazzo che si chiama Pierantonio, abbreviato PA. Questo ragazzo è salito su un albero e non vuole proprio scendere. Dice: “Perché si studia? Per diventare qualcosa, per trovare un lavoro, ma perché si trova un lavoro? per riposare. Allora perché non possiamo riposare direttamente?” Insomma, diceva delle cose che per il gruppo di ragazzini erano veramente fuori dal mondo. Allora per contrastarlo il gruppo decise di creare una catasta. Tutti dovettero portare le cose che avevano. A un ragazzo venne detto di portare qualcuno dei suoi libri che non aveva ancora letto e lui non voleva, ma non si poteva contrastare la catena! Lo stesso successe con molti altri ragazzi. Senza la loro volontà e solo per seguire questa catena, i ragazzi portarono giocattoli, libri, vestiti…  Una ragazza venne addirittura obbligata a tagliare i suoi bellissimi e lunghi capelli solo per seguire la catena! Ma questo non è tutto. Una ragazza venne costretta portare il corpo di suo fratello, morto sepolto due anni prima, per metterlo sulla catasta e lei accettò. Alle 23:00 di sera i ragazzi andarono a prendere suo fratello e lo misero sulla catasta che era ora completa. I ragazzi erano sfiniti quando si ritrovarono PA davanti. Lui disse: “Siete così incompetenti che vi siete messi a litigare l’uno con l’altro per una stupidaggine!” – “Siete veramente idioti!”. Ovviamente questo racconto è stato raccontato molto bene dall’attore accompagnato dalla musica del pianoforte. Dopo la fine del racconto, ci è stato spiegato bene che cos’è il messaggio della storia. Di seguito sono iniziate le domande cui ha risposto l’attore protagonista. “Se il branco funziona come una catena, c’è un capo di questa catena?” – “No, tutti comandano l’un l’altro. Infatti per colpa di questo molti ragazzi hanno addirittura perso la vita. Se un bullo dice di fare la violenza, tutti lo seguono come una catena e fanno la violenza!”. “C’è un modo per spezzare questa catena?” – “Si, basta che noi decidiamo di combattere il bullismo. Noi non dobbiamo entrare nel gruppo dei bulli e dobbiamo convincere senza violenza i ragazzi che ne fanno parte a uscirne. “Ci sarà una conseguenza mondiale per questa catena?” – “Questa domanda si collega alla domanda precedente. Infatti, se rompiamo la catena non potrà mai avere conseguenze mondiali! Dato che io sono una persona molto positiva rispondo di no” . ” I social possono essere usati per contrastare il bullismo?” – “Certamente, se i social possono provocare il cyberbullismo allora possono anche aiutare a combatterlo.” Infine… ​”C’è qualcuno che inizia questa catena della violenza e perché?” – “No, non c’è nessuno che inizia. Naturalmente ci sono le persone che hanno più peso e valore ma per esempio se io entro in questa catena, divento l’iniziatore e porterò altre persone ad entrarci! Divento io il colpevole se faccio violenza!”. Dopo le domande ci sono stati i ringraziamenti e l’incontro si è concluso.

 

A.T.S. 3^A

La rosa della legalità

Venerdì 19 Marzo 2021 ho partecipato a “La rosa della legalità”, l’incontro in streaming con l’avvocato Giovanni Chinnici in occasione della giornata in ricordo di tutte le vittime della mafia. Giovanni è il figlio di Rocco Chinnici, il magistrato assassinato dalla mafia in un attentato il 29 luglio 1983. Giovanni Chinnici gira nelle scuole di tutta Italia per sensibilizzare gli studenti sul tema della lotta alla mafia. All’inizio il dottor Domenico Zambito, referente dell’associazione Libera, ha presentato i partecipanti, poi ci sono stati i brevi interventi della dottoressa Emanuela Repele, del responsabile dell’Ufficio Scolastico Provinciale Carlo Alberto Formaggio, della dirigente scolastica del nostro istituto Incoronata D’Ambrosio e di quella dell’istituto Canova Sonia Diso. Mi è piaciuta tanto una frase del giudice Chinnici che ha ripetuto il dottor Formaggio: “La mafia si nutre dei giovani, in particolare della droga. Ogni volta che si consuma un po’ di droga si rimpinguano le casse della mafia”. Di seguito è iniziato il vero e proprio evento con l’intervento dell’avvocato Giovanni Chinnici, che ha premesso: “Dirò solo due parole, perché vorrei dare spazio ai giovani e spero di fare un dialogo non un monologo… Certamente però devo ringraziare coloro che hanno reso possibile l’incontro di oggi. Il dottor Formaggio ha sicuramente ragione sul fatto che i giovani devono essere tenuti lontani dalla droga…” Dopodiché la docente della Tiepolo Cinzia Capitanio  ha introdotto le domande alla rappresentante della scuola primaria, Lucia della quinta elementare, che ha chiesto a Chinnici: “Come si sentì quando mancò suo padre?” – “Cosa prova ora per la mafia?” – “Se si trovasse davanti agli assassini di suo padre come reagirebbe?”. Dopo aver ascoltato le sue risposte, è toccato a me fare le mie  in rappresentanza della scuola secondaria Barolini. La prima domanda era: “Cosa può portare una persona ad aderire alla criminalità organizzata ai giorni nostri?”. L’avvocato mi ha risposto: “Ecco, qui farei una differenza tra il nord e il sud del nostro paese. Nel sud ci sono molti contesti difficili: infatti le persone sono povere economicamente ma soprattutto culturalmente. Questo porta i vostri coetanei, ovvero i giovani, a non avere la capacità di scegliere ciò che è bene e ciò che è male, proprio perché non sono stati forniti loro degli strumenti culturali adatti. Loro così si avvicinano alla criminalità organizzata inconsapevolmente. Proprio per questo serve la scuola, per questo non è importante solo una materia. Tutte le discipline si devono sapere: storia, geografia piuttosto che matematica. Le materie ci aiutano ad allenare la mente e ci forniscono delle basi logiche per distinguere le cose giuste e sbagliate”. La seconda domanda che ho posto al dottor Chinnici è stata: “Come è cambiata la lotta contro la mafia con la pandemia?”. La risposta che mi ha dato è: “La mafia gode del consenso. Infatti, la mafia cerca di farsi piacere delle persone. L’organizzazione cerca di dare alle persone ciò che lo Stato in quel momento non può assicurare. Durante la pandemia, lo Stato ha cercato di fornire dei ristori alle persone che hanno perso il lavoro a causa del COVID-19, ma ha dovuto controllare che la persona dicesse la verità. La mafia, invece, in modo furbo e senza fare alcun controllo, ha dato sostegno economico  a queste persone prima dello Stato. Potreste dire che la mafia aiuta, ma in realtà non è vero, perché tutto questo lo fa solamente per creare consenso e poi giustificare le proprie azioni criminali.” Con questo l’avvocato ha passato la parola all’insegnante Cinzia Capitanio, che ha dato avvio alle domande dei ragazzi dell’istituto Canova. Ne riporto qualcuna di seguito: “Come ha vissuto le limitazioni della sua vita da ragazzo e poi la morte del padre?”-“Perché lo Stato sembra assente dal tutelarci da questo fenomeno e perché lo percepiamo poco?” – “In che modo le piace ricordare suo padre?” – “Ha mai provato un desiderio di vendetta?” – “Non ha paura che quello che è successo a suo padre potrebbe ripetersi con lei?”. Dopo tutte le risposte ci sono stati gli ultimi ringraziamenti e la giornata si è conclusa. Per me questa è stata un’esperienza indimenticabile. Infatti, ho avuto modo di partecipare ad un evento importantissimo e di incontrare una persona molto saggia.

 

A. T. S. 3^A

 

ANNO SCOLASTICO 2018/2019

 

I RAGAZZI RACCONTANO ON-LINE!

 

 

UN POSTER PER LA PACE

Quest’anno ho vinto il concorso “Un poster per la pace” con un disegno a tempera con colori forti su uno sfondo scuro. Rappresentava tanti mani con colori diversi  e sulle mani eran rappresentate le bandiere dei popoli di tutto il mondo. Mi è sembrata un’idea originale.  Al centro del disegno ho rappresentato il pianeta Terra e dei bambini che simbolizzano tutti i bambini del mondo.

Ho vinto un libro che parla delle gallerie d’arte a Vicenza, un diploma e una piccola cifra con cui posso comprare dei libri. Alla cerimonia di premiazione  ero nervosa perché temevo di dover parlare in pubblico, ma alla fine non ho dovuto farlo.

Vincere questo premio mi ha fatto diventare piu fiduciosa nelle mie capacità. Inoltre sono stata molto contenta di aver potuto comunicare il mio pensiero e le mie emozioni con un disegno. A volte infatti ho difficoltà di esprimermi con le parole perché non conosco ancora molte bene la lingua italiana.

F. K. 2^A Scuola secondaria di primo grado “A. Barolini”

 

BAROLINI, UN NOME, UNA STORIA

Tutti nella nostra scuola, la “Barolini”, si saranno chiesti, almeno una volta, chi sia questo personaggio, che per molti è ancora sconosciuto.

Ecco alcuni fra gli aspetti più importanti della sua vita.

Antonio Barolini fu uno scrittore, un giornalista e un poeta vicentino.

Egli nacque nel 1910, da una famiglia di navigatori. Il padre morì nel 1920 per una malattia presa in guerra. Questa perdita strinse maggiormente i legami con la madre, a cui dedicò molte poesie, e con le sorelle.

A una delle sorelle, Caterina, morta dopo una lunga e dolorosa malattia (1942), egli dedica: “Poesie di dolore in morte di Caterina e tre preghiere in aggiunta”

Nel 1929, abbandonato gli studi, cominciò a lavorare in banca. E dopo poco tempo pubblicò il suo primo libretto di versi: “Cinque Canti”, seguito da “Statua ferma” e da “La gaia gioventù”.

Nel 1943 contribuì come giornalista a “Il Giornale di Vicenza”. 

Dopo essersi sposato, nel 1950, si recò a New York dove fu corrispondente de “La Stampa”. Lì a New York pubblicò “Our last countess and related stories”, opera che segna il suo ritorno alla narrativa.

Stesso testo fu ripubblicato in Italia come “L’ultima contessa di famiglia”.

Nel 1969 scrisse “Le memorie di Stefano”, tradotto anche in inglese dalla moglie, per il periodico “New Yorker”.

Nel 1971 morì a Roma. E grazie a tutto il successo che ha avuto nel campo della scrittura, gli venne dedicata anche una scuola media, che noi conosciamo bene, no?

Esatto, la “scuola secondaria A.Barolini”, proprio dove noi passiamo moltissimo tempo.

La scuola che noi ragazzi manteniamo viva tutti i giorni, in memoria dello storico scrittore a cui è stata intitolata.

S. F. 3A

 

ANNO SCOLASTICO 2017/2018

Ottobre

Questo articolo di M. T. é stato segnalato al Galà del Calcio Triveneto per il concorso giornalistico organizzato con l’Usp.

 

“CALCIO –  SCOMMESSE, DOPING, TIFO E RAZZISMO”

COMPORTAMENTI CONCRETI ED IDEE COSTRUTTIVE

PER CAMBIARE I MALI DEL CALCIO PARTENDO DAI GIOVANI 

 

Pelè, Mazzola, Riva… cosa direbbero leggendo una Gazzetta di oggi? Probabilmente, la prima cosa che penserebbero è “dove è finito il vero calcio?”. Quello giocato per divertirsi, con la stessa grinta che hanno i bambini quando giocano al parco giochi o in una spiaggia del Brasile. Anche il calcio ha subito l’influsso della nostra società, dove quello che conta è fare soldi e subito e allora troviamo giocatori che nel corso degli anni hanno truccato partite del campionato intascando guadagni proficui e poco importa se si ricevono anni di squalifica… Ma avevano proprio bisogno di soldi? E qui viene il primo consiglio da dare proprio ai genitori che vogliono a tutti i costi che il proprio figlio diventi un campione del calcio:” Lasciate che vostro figlio giochi per il piacere di giocare”. E cosa direbbero sempre questi vecchi guru del calcio di fronte alle accuse di doping per alcuni giocatori cper migliorare le loro prestazioni? Per non parlare della cocaina.  Prendiamo Flachi, capitano della Sampdoria e della Fiorentina, trovato più volte positivo alla cocaina; nel 2010 ha ricevuto 12 anni di squalifica dal tribunale nazionale antidoping e la cosa che gli dispiaceva di più era il disonore dato alla famiglia; così Mutu, vincitore del premio calciatore rumeno dell’anno. Giocava nel Chelsea, venne licenziato dal club e ricevette varie squalifiche e multe. C’è anche però chi viene accusato ingiustamente da persone invidiose come Ibrahimovic, accusato di far uso di doping alla Juventus perché aveva messo su 10 kg di massa muscolare in poco tempo, ma la Juventus ha difeso il suo giocatore dicendo che erano solo menzogne. Se guardassimo una partita in bianco e nero  si noterebbe subito la grande padronanza tecnica di gioco ma anche una lentezza di gioco rispetto a oggi quindi sicuramente è difficile per i giocatori attuali sostenere l’andatura velocissima di gioco, i ritmi di gioco, i numeri di allenamenti e di partite, ma questo non giustifica l’uso di sostanze dopanti. E qui viene l’altro consiglio, vista la difficoltà a sostenere una partita non solo fisicamente ma anche psicologicamente,  viste la tensione, l’ansia di prestazione, l’aspettativa degli altri che soffoca alcuni giocatori che vivono male la partita. Primo, non farsi influenzare, secondo divertirsi, terzo parlare ad altri di queste nostre paure. Io ho avuto sempre dei grandi mister, Sandro Bedin, Dalle Ave, Pistis, Tognato, che non hanno mai guardato al risultato e che mi hanno sempre detto che ciò che conta è giocare e divertirsi.  Se un giocatore è sereno, se tutta la squadra è unita, il risultato non tarda a venire. Mai ascoltare i genitori che sono in tribuna perché le loro aspettative mettono solo ansia e fanno perdere di vista la vera essenza del calcio. Terzo consiglio, cari genitori, quando andate a vedere una partita fate un tifo sano e buono perché mettete in crisi non solo i giocatori ma anche l’arbitro e ricordate che c’è già un allenatore preparato tecnicamente che guida i ragazzi dalla panchina. Io sono fortunato, perché gioco in una squadra di quartiere dove ci sono molti stranieri, ci conosciamo da quando eravamo piccoli e c’è molto rispetto tra noi ma ci capita spesso di incontrare squadre “selezionate”, ragazzini che si sentono superiori a noi e che fanno battute bruttissime ai miei compagni. Per fortuna stanno andando in onda degli spot bellissimi contro il razzismo. “I HAVE A DREAM NO TO RACISM”, dove viene ricordato che tutti gli uomini sono creati uguali e che non vengono giudicati per il colore della pelle ma per le qualità del loro carattere. L’altro spot bello è “NO TO RACISM”, dove i giocatori invitano a sradicare il razzismo nelle loro lingue. Mi piace quando parla il mio idolo Nicola Rizzoli, il quale dice che inizialmente una partita sarà fermata e verrà diffuso un avvertimento di smettere con atteggiamenti razzisti; in secondo luogo la partita verrà sospesa, in terzo luogo qualora il comportamento razzista perduri la partita verrà annullata e forse giocata a porte chiuse. La cosa più bella del calcio è il tifo, il mio consiglio è che sia sano, fatto di coreografie, di canti che sostengono la squadra nel rispetto degli avversari per evitare che possano nascere risse e rovinare il calcio e questo parte dalle piccole partite di pulcini, esordienti, giovanissimi, allievi … Si parte dal piccolo per arrivare ai grandi. Il mio ultimo consiglio è restate sempre bambini con la voglia di giocare a calcio, gioia di giocare a calcio, la serenità e semplicità che abbiamo noi, liberi da ogni condizionamento. Vorrei infine salutare con affetto Nicola Rizzoli che è il mio idolo, che mi ha trasmesso la passione e il rispetto per gli arbitri; e da grande vorrei essere come lui.

 

 

M. T. 3°A

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

 “A. BAROLINI” VICENZA

 

 

 

 

ANNO SCOLASTICO 2016/2017

 

7 novembre 2016

Demolizione del traliccio di via Giuriato

 

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Quanti di voi andando a giocare al parco giochi di via Giuriato hanno sognato di potersi arrampicare sulla cima del traliccio per vedere il mondo dall’alto (30 metri per l’esattezza…) ma non hanno mai potuto farlo?

Mercoledì 19 ottobre quel traliccio risalente agli anni ‘60 è stato demolito sotto gli sguardi di una cinquantina di alunni della scuola primaria Tiepolo e secondaria Barolini e di molti rappresentanti delle varie associazioni di quartiere.

C’è stata una cerimonia ufficiale, cui ha partecipato anche il sindaco Achille Variati, il quale ha dedicato a noi bambini, che rappresentiamo il futuro della città, la demolizione di questo primo traliccio.

Erano presenti i tecnici della ditta Terna che hanno illustrato il progetto.

Negli ultimi anni la ditta ha avviato un lavoro di riassetto della rete elettrica, con l’aiuto di AIM.

Terna ha investito complessivamente 13 milioni di euro in questo progetto.

Queste demolizioni sono possibili perché si è creato un elettrodotto in cavo interrato, rendendo così il servizio di trasmissione di energia più sicuro e adeguato alla sempre maggior richiesta energetica della città.

Verranno demoliti 54 vecchi tralicci e questo consentirà di restituire alla città di Vicenza 12 ettari di territorio, praticamente 17 campi da calcio!! E di recuperare 165 tonnellate di ferro e acciaio che verranno rimessi nel ciclo produttivo.

P.S. Il sindaco ha chiesto a noi ragazzi di impegnarci a mantenere la città sempre più bella pulita e sana.

Matteo Tognato 2.A

 

 

2 giugno 2016

I giovani in serie A

Non capita tutti i giorni di intervistare il proprio padre. Matteo Tognato l’ha fatto, chiedendo a suo papà, fresco vincitore del campionato di Terza Categoria con la Stanga, come mai i giovani calciatori italiani abbiano così poco spazio in serie A. Ecco la sua risposta…

“Penso che ci siano ragazzi molto bravi, con delle buone qualità, e che dovrebbero avere più spazio per giocare, ma le società preferiscono acquistare giovani stranieri perché sono più disposti a sacrificarsi.

“La soluzione potrebbe essere quella di creare la seconda squadra, come nella Liga spagnola, così permetterebbe ai giovani di maturare sia mentalmente che calcisticamente per affrontare la serie A”.

Matteo Tognato 1.A

 

Un ricordo incancellabile

La sera del 6 maggio 1976 la terra comincia a tremare.

Famiglie intere escono dalle proprie case correndo, per salvarsi la vita. Nell’aria c’è tensione e paura. Le facce angosciate di bambini e adulti che si domandando che cosa sia successo, e dove…

In Friuli 990 persone perdono la vita sotto le macerie delle proprie case.

Ora il ricordo di mia mamma di quella sera:”Avevo 9 anni. Stavo guardando un programma in televisione, insieme a tutta la mia famiglia. Ad un tratto il divano inizia a muoversi sotto di me. Inizialmente penso sia mia sorella che mi vuole dare fastidio, poi invece mio papà inizia ad urlare:” Il terremoto!” “Io non so neanche cosa sia il terremoto” ho pensato. Mio papà ci trascina fuori  e per la strada incontriamo amici e vicini, anche loro spaventa. Non sapevo bene che cosa stesse accadendo ma sapevo che non era niente di bello. Non avevo mai provato questa sensazione di vulnerabilità. Poi si venne a sapere che l’epicentro del terremoto era stato in Friuli. Noi abbiamo dei parenti verso Udine, questo ci preoccupò ancora di più. Ricordo le immagini trasmesse in TV, e la paura che mi era, e che mi è, rimasta. Dopo quel giorno, ogni sera, preparavo coperte, scarpe, per tutta la famiglia, e i miei risparmi davanti alla porta. Come se questo potesse salvarci”.

Alessia Pretto 1.A

 

18 aprile 2016

En-plein della Barolini alle fasi comunali dei campionati studenteschi  di  atletica leggera svoltisi a Creazzo mercoledì 13 aprile. La rappresentativa maschile si è imposta negli 80 mt con Nicolo’ Maita, nel lancio del peso con Gianluca Aiello e nel  vortex con Matteo Costa.  Inoltre la staffetta  4×100 formata da Costa, Sheta, Aiello e Maita ha vinto la propria gara. Ottimi anche il secondo posto di Lorenzo Chessari nel vortex  ed il terzo posto assoluto a squadre nella classifica maschile.

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14 aprile 2016

 

Uscita al Museo del Risorgimento e lezione sulla Guerra Bianca

Bianca, bianca come la neve, come la Grande Guerra. “Guerra Bianca-Fuoco sotto la neve”, questo era il tema dell’uscita al Museo del Risorgimento.
Il progetto prevedeva due momenti: la visita al museo, con particolare attenzione alla sala dedicata alla Prima Guerra mondiale e, nella stessa mattina, la partecipazione alla narrazione dell’attrice Paola Rossi “Fuoco sotto la neve”.
La narrazione si è svolta nell’auditorium del museo ed è stata accompagnata dalla proiezione di foto e filmati. Mentre Paola Rossi parlava, sono stata distratta dalle armi riposte su un tavolo davanti a lei. In un secondo momento ho sentito la frase ”sotto i loro piedi”. A quel punto non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla narratrice e dalle immagini che mostrava. Quel che raccontava consisteva in una storia nella quale i soldati italiani avevano scavato nel terreno sotto il Col di Lana  una galleria in salita per giungere sotto i piedi dei soldati austriaci e farli saltare per aria.
Un soldato austriaco lo aveva intuito, ma non aveva fiatato. Passarono settimane e doveva esserci un cambio nell’esercito austriaco. Il cambio si fece attendere, ma arrivò alla fine.
Chi sapeva che ci sarebbe stata l’esplosione disse:
“Ora tocca a te, tranquillo, sarà veloce”.
Dopodiché Paola Rossi ha continuato a parlare di espansioni dei popoli, degli avvenimenti accaduti nelle trincee tra la neve e le montagne, tra il freddo e i fucili, tra il dovere e il dolore.

Rus Anja   3B

 

 

Relazione sull’incontro con gli alpini del gruppo “Reolon”

e sulla lezione  del prof. Galliano Rosset

 

Mercoledì 9 marzo 2016 in Aula Magna abbiamo incontrato gli alpini di San Pio X
che sono venuti a parlarci della bandiera italiana e della sua storia. Prima di
iniziare, ci siamo alzati in piedi per ricordare i caduti in guerra.
Il prof. Galliano Rosset ha iniziato facendo un esempio per spiegarci quanto è
importante la bandiera italiana: ci ha fatto notare che, quando la nostra squadra
di calcio segna, tutti alzano la bandiera italiana. Questo ci ha fatto pensare a
quanta armonia può creare una bandiera perché è simbolo del nostro essere
italiani.
Dopo aver fatto questo esempio, ci ha raccontato la storia del tricolore.
Il primo a proporre questo vessillo fu Napoleone che portò in Italia una bandiera
simile a quella francese.
Dopo la sua morte cominciò un
periodo difficile: il territorio italiano     bandiera
si trovò diviso in nove stati,
ciascuno dei quali aveva una
moneta diversa. Per poter passare
da uno stato all’altro, era necessario
il passaporto. In questo periodo
alcuni Stati adottarono il tricolore e,
durante il Risorgimento, diventò
simbolo di unità e di indipendenza.
Nel 1961 nacque il Regno d’Italia e
la bandiera fu modificata: al tricolore fu aggiunto lo stemma dei Savoia (sfondo
bianco contornato di azzurro).
Nel 1964 la bandiera italiana (senza lo stemma dei Savoia) diventò il simbolo
dell’Italia repubblicana.
Il prof. Galliano Rosset ci ha anche fatto vedere delle cartoline spedite dai soldati
alle famiglie durante la guerra. Tra quelle che ci ha fatto vedere, mi ha molto
colpito quella che raffigurava un soldato italiano morto: indossava una divisa
verde che contrastava con il bianco della neve e il rosso del suo sangue. Il
professore ci ha anche detto che questa cartolina era proibita in tempo di guerra.
Vicenza è l’unica città che, al posto di unbandiera2
proprio gonfalone, ha la bandiera nazionale
con al centro il simbolo del Comune.
Alla fine della presentazione abbiamo
cantato l’Inno d’Italia, poi gli alpini hanno
consegnato, alle classi prime, una bandiera
italiana da mettere in aula.
È stato un incontro molto interessante
perché mi ha fatto capire il significato della
nostra bandiera. Non sapevo che avesse
una storia così lunga e complessa.
Il mio nonno, in varie cerimonie, ha portato il tricolore ed è stato molto orgoglioso di farlo. Adesso so perché.
Gabriele Nardello 1 A

 

Il giorno mercoledì 9 marzo 2016, dalle ore 11:00 alle ore 12:00, le classi prime della scuola Secondaria di primo grado dell’Istituto Barolini, hanno partecipato,  nell’aula magna, all’incontro con gli Alpini del gruppo “Reolon” e alla lezione del Prof. Galliano Rosset. Il tema dell’incontro era  il significato e la storia del tricolore italiano. Dopo un saluto del Dirigente Scolastico  Dr. Vicari, abbiamo celebrato un minuto di silenzio dedicato ai caduti in guerra. Successivamente il Prof. Galliano Rosset, attraverso una serie di immagini sulla lavagna digitale, ci ha illustrato la storia dalla bandiera italiana. Essa risale all’epoca di Napoleone Bonaparte che, nel 1° decennio del 1800, importò in Italia la bandiera tricolore simile a quella francese, tranne che per il colore azzurro che fu sostituito con il verde. Dopo il congresso di Vienna, l’Italia venne divisa in nove Stati diversi per governo e moneta ed alcuni di questi adottarono il tricolore. Durante il periodo del Risorgimento la bandiera tricolore diventa il simbolo dell’unità del popolo italiano e dalle potenze straniere. Nel 1861 nasce il Regno d’Italia e con esso il  tricolore diventa la bandiera ufficiale, inglobando però lo stemma della casa regnante dei Savoia, cioè un campo bianco contornato di azzurro. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, il referendum popolare decreta la fine della monarchia dei Savoia e la nascita della Repubblica e il tricolore assume l’aspetto attuale, eliminando lo stemma dei Savoia dal suo interno. La conoscenza del tricolore si diffonde nella popolazione anche attraverso l’utilizzo di cartoline illustrate per la corrispondenza.

Il Prof. Rosset ci ha spiegato poi che la bandiera del Comune di Vicenza è l’unica, tra le tante bandiere dei Comuni d’Italia, ad avere il tricolore accompagnato dallo stemma della città. Terminata la lezione del prof. Rosset, abbiamo ascoltato il Prof. Ongaro che ha suonato, con la sua tromba, l’Inno  di Mameli “Fratelli d’Italia”, che è l’inno del nostro paese, e gli Alpini hanno fatto dono di alcune bandiere tricolori alle classi prime e alla Dirigente. Ma cosa rappresenta oggi il tricolore? Esso è il simbolo del nostro paese e del nostro essere italiani. Pensiamo ad esempio al calcio: ognuno di noi tifa una squadra diversa e durante il campionato siamo uno contro l’altro, ma quando gioca la Nazionale italiana il tifo è uno solo e la bandiera tricolore ci unisce tutti.

Chiara Fior 1^A

 

Qualche goccia  di poesia

 

Dedicata ad Andrea Zanzotto

La giornata con un’alba sul mare inizia.

Mi sveglio apro la finestra

vedo il sorgere del sole…

e abbasso lo sguardo, c’è il libro

che ieri sera ho letto

affacciato alla finestra. Si muovono

le pagine, girate dal vento.

Mi vesto, e vado

a fare colazione:

tre zollette di zucchero,

con un buon caffelatte.

Finita la colazione,

a prendere i secchi dell’acqua

per la famiglia vado.

Da un bel sole che c’era,

un bruttissimo tempo inizia…

arrivano la pioggia, il temporale,

un vento fortissimo.

Vedo le gocce della pioggia,

nelle pozzanghere, sul vetro

della mia finestra.

Dopo ore, ore e ore…

la pioggia finisce,

ma una grande nebbia scende.

Rimango attaccato alla finestra

a vedere se va via,

perchè solo il sole  voglio.

E’ tardo pomeriggio e

il sole si inizia a vedere.

Tutti sono ad asciugare

i vestiti a caldi raggi del sole,

che sembra che ci abbracci

come una grande mamma.

Scendo giù, ad aiutare la mamma

che i panni sta asciugando. Vedo

una pozzanghera, estesa, che i rami

di un grande albero riflette.

Finito di aiutare la mamma,

a casa torno.

La natura è bella -penso- come

una pianta di fucsia,

ma può essere crudele,

come un serpente.

Giacomo De Lorenzo 2A

 

Lei

I suoi occhi sono da amare

Belli, profondi come il mare

I suoi capelli son di color biondo splendente

Come il sole, è sempre nella mia mente

La sua voce è come quella di un angelo

Infatti quando la sento mi sento in cielo

Vorrei poter non amarti

Ma per ora riesco solo a sognarti

Gabriel Frimgpong  2^ A

 

Io e te

Guardami

Guardati:

siamo i ricordi che camminano

siamo l’ombra sbiadita

di un futuro mancato.

Vorrei fare un salto nell’aldilà

Per darti un bacio che duri l’eternità

Come le nostre parole.

Gabriel Frimgpong 2^ A

 

 

La scuola

La scuola è dura

come la natura

con banchi ovunque

come se fosse una ringhiera

cestini per il canestro

quando non c’è il maestro

stranieri e italiani

messi insieme

come l’incontro

di due aeroplani

e lavagne sporche di numeri

lettere e quaderni ovunque.

Ali Tahir  2^A

 

 

La vita

La vita è unica

la vita è costosa

se hai una morosa.

Chiudi gli occhi e

vedrai il tuo passato.

Chiudi gli occhi e

vedrai il tuo presente.

Chiudi gli occhi e

vedrai il tuo futuro

Se non apri gli occhi

vai a sbattere contro il muro.

Ali Tahir  2^A

 

10 marzo 2016

 

La strada giusta

sicurezza stradale

 

L’ incontro con Sergio Maistrello (responsabile della scuola guida Ready2go) e con l’agente Alessandro Zadra al liceo Quadri è stato molto utile. Abbiamo compreso che la sicurezza stradale con la conoscenza delle regole è importante. Spesso diamo la colpa degli incidenti alla strada o al veicolo. La maggior parte degli incidenti (90%), però è causata dall’uomo, a causa del telefono o di altri agenti qualsiasi: alcool, fumo, droga, stato d’animo alterato ecc. Maistrello ci ha spiegato i limiti del ciclomotore, ovvero che la cilindrata non deve superare 50cc (centimetri cubi) e che la velocità massima deve essere di 45 km/h. Sempre riguardo al ciclomotore, e all’autovettura, lo spazio di reazione è un argomento/funzione che ci salva la vita. Lo spazio di reazione dipende dallo stato fisico della persona, dal suo stato d’animo e dalla sua percezione del pericolo. Se per esempio andiamo a 45 km/h per frenare del tutto ci mettiamo esattamente 13 metri. Il tempo di reazione invece è il tempo che passa dalla percezione del pericolo alla frenata. In media il tempo di reazione è di 1 o 2 secondi. Ma se le condizioni sono alterate, ovvero dopo aver bevuto o assunto droga, il tempo di reazione è di circa 4 secondi. Lo stato fisiologico dipende da cause naturali e non: le cause naturali sono sonno fame ecc. Mentre quelle non naturali sono alcool droga, che causano anche la riduzione della vistala difficoltà di percezione e dei comportamenti impulsivi. Da cui arriva la regola di non guidare dopo aver assunto l’alcool. Abbiamo affrontato l’argomento cinture. Abbiamo, inoltre, visto diversi video di incidenti mortali a causa della mancanza di cinture di sicurezza. Abbiamo chiuso l’argomento con qualche frase importante:

  • La tua vita non ha il replay
  • Meglio perdere un minuto della tua vita che la vita in un minuto
  • Lascia un segno nella vita e non sull’asfalto

Alessandro Zadra, esperto di ricostruzione di incidenti e di educazione stradale, ha ripreso l’argomento delle distrazioni. Sono molto frequenti le morti per la distrazione dei pedoni, non solo degli automobilisti. Bisogna avere una tecnica per attraversare. Sinistra, destra Sinistra, queste sono le direzioni n cui bisogna guardare, poiché tutte le macchine provengono da sinistra bisogna fare doppia attenzione. Poi ci ha rivolto una domanda: la bicicletta è un veicolo? Sì lo è, mentre i monopattini, pattini, skateboard non lo sono. L’argomento casco è stato una cosa importantissima da affrontare, grazie a questo potremmo salvarci la vita, poiché il casco è riempito di polistirolo, e resistente fuori. Se il casco subisce una botta allora è da buttare. La parte interna se viene colpita violentemente si rompe e attutisce il danno alla testa. Altrettanto importante sono i guanti, non necessari ma utili in caso facessi una caduta ti graffieresti le mani sarebbero d’aiuto.

Chiara: L’incontro è stato molto utile riguardo alle informazioni che ci hanno dato. Soprattutto l’esperienza di incontrare persone che ogni giorno sono a contatto con incidenti e ricostruzioni.

Nicolò: E’ stato interessante, ma non avrei voluto parlare di queste cose ora che ho 13 anni, e a malapena vado in bici. Penso che siano utili a noi giovanissimi, ma più adatte alle classi superiori.

 

Chiara Torresan e Nicolò Cavarretta 3.A

 

8 marzo 2016

Giochi della gioventù

 

Lunedì 22 febbraio ho partecipato ai “Giochi della gioventù” della pallavolo assieme ad altre ragazze della mia scuola.
Eravamo in 13 e abbiamo giocato a Torri di Quartesolo contro le squadre rappresentanti di altre scuole medie vicentine. Quando sono stata selezionata ero molto felice ma allo stesso tempo ansiosa, perché non avevo mai giocato con le altre mie compagne. Secondo me è stata una bella esperienza , importante per diversi motivi: oltre ad aver legato di più con le altre ragazze, abbiamo fatto squadra e ci abbiamo messo molta grinta. Nonostante la sconfitta siamo andate avanti, accettando la cosa. Devo dire inoltre che il professore di educazione fisica é stato molto gentile e premuroso con tutte noi, ci ha motivate e personalmente mi ha insegnato cose nuove della pallavolo che ancora non conoscevo. Spero che in futuro ci saranno altre occasioni per incontrare di nuovo le mie compagne di gioco per altri tornei e per nuove vittorie.

Luna Maria Amoah 1.A

 

 

8 marzo 2016

Lezione – concertoband

 

Mercoledì 2 marzo noi alunni delle terze abbiamo assistito ad una lezione-concerto dei “Musicipio” in aula magna. Curatrice dell’evento è stata la professoressa Elisa Doria, che suona la tastiera nel gruppo assieme a Nicola Articci (chitarra), Alberto Borga (basso), Eleonora Carlotto (voce) ed al fratello Mariano Doria (batteria). La lezione-concerto è stata aperta da un gruppo di sette alunni di varie classi (Claudia Carta, Riccardo Orciani, Soaki M., Sara Brusaporco, Lazar Goicovic, Alain Stanley, Nicola Cristofoli e Leonardo Zaffonato), chiamati gli Spiorocks, che hanno suonato e cantato tre brani, Mission Impossible, Can’t take my eyes of you e Happy. I Musicipio successivamente hanno eseguito: Angie, I beleve I can fly, Simply the best e you should be dancing.

Il batterista Mariano Doria ha presentato in un modo davvero divertente ciascun brano, coinvolgendo tutto il pubblico in sala, prof compresi.

 

Alla fine del concerto abbiamo intervistato la professoressa Doria: ecco le domande e le risposte:

Come è nato il progetto?

È nato per cercare di creare interesse per la musica nei ragazzi.

Cosa l’ha colpita di più?

Che i ragazzi, dopo un impatto rigido, siano riusciti a comprendere il significato dell’evento.

Perché avete creato gli Spio Rocks?

Per dare un esempio concreto di come nasce una band.

Come si chiamava il basso di Alberto Borga?

Basso Laurus: è stato inventato da Cazzola a Schio ed è uno strumento fatto a mano.

 

Eleonora Di Pasquale 3.B

 

 

 

7 marzo 2016

Incontro con Gian Antonio StellaGian-Antonio-Stella-816x1024

 

Gian Antonio Stella è un giornalista del Corriere della Sera, nato ad Asolo (Treviso) nel 1953. E’ stato uno dei 5 relatori che il 15 gennaio, al ginnasio Maffei di Verona, ha illustrato i vari aspetti del giornalismo e dei progetti nei quali le scuole sono coinvolte.
Per spiegare ha iniziato mostrandoci e commentando le prime pagine dei quotidiani di quel giorno proiettate. Nulla di strano, a parte i divertentissimi titoli di ogni articolo, che hanno fatto morir dal ridere tutti gli studenti. Almeno una risata in mezzo a tanta serietà!
Mi ha sorpreso come un uomo “diversamente giovane” come lui abbia potuto trovare qualcosa per cui ridere in mezzo alle spesso, noiose pagine di giornale (tra cui doppi sensi). Che dire… Un giornalista molto simpatico lo “Zio Gas”. Ma, nonostante la sua ironia, è riuscito anche a farci riflettere sui rischi in cui incorrono i giornalisti (denunce e minacce) e anche sulle loro difficoltà. E’ incredibile come un lavoro che la gente vede quasi insignificante, abbia in realtà così tante sfaccettature.

–E’ quasi un lavoro nobile- ha sottolineato lo stesso Stella-. Ti permette di stare vicino a persone che non sanno neanche chi sei. Entri nelle loro case e, indirettamente, bevi un caffè con loro.-
Parole veramente belle, che rappresentano anche la profondità di questo lavoro. -Sapete cosa penso di questo momento?- Chiese a un certo punto alla platea – Penso che alcuni di voi un giorno sostituiranno tutti e noi cinque. Già scruto qualche faccia da giornalista.
E chissà chi guardava!

Nicolò Cavarretta 3.A